Prima di cimentarsi e catapultarsi a valutare il merito di studenti ed alunni o di qualsiasi altro soggetto, credo che ci si debba porre un’altra domanda:
Come si prepara una classe dirigente (insegnanti, “capi”, dirigenti) a SAPER giudicare e valutare il merito dei propri studenti e collaboratori?
Proviamo a pensare ad uno studente che si vede giudicato da un insegnante incompetente, suscettibile alle simpatie/antipatie personali, ignorante sul piano della metodologia della valutazione delle capacità e dei risultati e quindi superficiale.
Se si tratta di uno studente con una rete familiare in grado di supportarlo potrà reagire “fregandosene” di quel giudizio e non avere contraccolpi seri per la sua carriera scolastica.
MA, se si tratta di uno alunno/studente più sensibile, quell’ingiusto giudizio, quella discriminazione, anzichè spronarlo, potranno avviarlo verso una sfiducia totale dell’impegno che non gli è riconosciuto. Si farà convinto, che sono altri i “valori vincenti” quali il servilismo o l’assecondamento ipocrita.
Questo esempio può essere trasferito tranquillamente anche all’interno di una qualsiasi organizzazione del lavoro a partire, soprattutto, da quella della Pubblica Amministrazione.
Se sono affine al “politico” o a colui che comanda, potrò commettere errori, essere superficiale, magari anche assenteista, ma “lui” -il mio protettore- saprà al momento giusto farmi avanzare di carriera, riconoscermi gli incentivi economici, tenermi un passo avanti dei miei colleghi. Perché?
Perchè LUI ha fatto una valutazione del mio merito: e più merito di appartenere alla stessa lobby o cordata o casta, cosa c’è, oggi in Italia?
Quindi non è così semplice!
Guai a partire con una affrettata circolare di Brunetta o Gelmini che dica di punto in bianco ai dirigenti: fate le pagelle.
Ci aveva provato Giovanni Berlinguer, anni fa con una proposta ben più seria, ponderata, misurata, graduale, con la quale (gli insegnanti se lo ricorderanno…) tentava di introdurre una riqualificazione del corpo docente attraverso una formazione che avrebbe portato anche ad una valutazione di merito del loro operato. Ma non ci riuscì ancora una volta per miopia dei sindacati ed anche purtroppo della sinistra.
Davvero, se non si scioglie la questione della valutazione degli insegnanti, mi sembra abbastanza demagogico andare a parlare di valutazioni di massa tra alunni delle elementari e licei. Soprattutto nella scuola primaria e media inferiore, dove una valutazione del merito, applicata in modo artigianale, può diventare in mano ad insegnanti sprovveduti uno strumento di selezione e di emarginazione.
Quindi con effetti totalmente contrari a quanto prospettato da alcuni super favorevoli alle valutazioni tout court.
Qualcuno, nella foga, si è già precipitato a dire che occorra introdurre strumenti come l’indagine OCSE PISA in ogni scuola e farne derivare il metro di valutazione dell’insegnante, sulla base di una concezione imprenditorial-massimalista che dà VALORE solo al prodotto/risultato, che nello specifico sarebbe il buon esito ai test di competenza dei propri studenti.
Ma come si può osservare dal rapporto dell’Emilia Romagna, siamo di fronte ad una scuola italiana non equa, dove risorse e competenze sono malamente distribuite ed utilizzate. Una scuola non equa non può avere, tanto per cominciare, gli stessi strumenti di valutazione di insegnanti e studenti.
Una scuola vera deve preparare ad essere membri di una società civile e moderna, non può e non deve privilegiare solo competenze linguistiche e scientifiche, ma deve esaltare, ora più che mai, percorsi di crescita umana, di solidarietà e di tolleranza.
E per questo non ci sono test.
C’è l’impegno di migliaia di insegnanti e di impiegati, che nonostante l’oscuro e mal pagato lavoro, operano giornalmente credendo ancora nei valori di rispetto e dignità della persona, sia esso giovane studente o sconosciuto cittadino.
Pubblicato da emmeapv 
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Un lunghissimo applauso accoglie “Maino”, il Comandante della Divisione Gramsci, che alla presenza di Veltroni a Pavia, in questa soleggiata mattina del 19 marzo, dichiara di voler essere un iscritto al PD, lui che non è mai stato iscritto ad alcun partito: Maino ha 96 anni.
“E’ troppo grande Piazza della Vittoria, e sarà un flop mercoledì 19 marzo, quando verrà Walter, a Pavia.